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Adonis - Lingua per la distanza
da "Canti di Mihyàr il damasceno", 1961 - traduzione di Valentina Colombo

Ieri sotto le orbite sono partito sotto la polvere
ho udito la nostra eco
ho udito l'abbattersi dei confini.

Sono ritornato ed è stato detto che laggiù avrei dimenticato,
dallo stupore, i miei passi.
I miei passi? Al contrario, è come se li vedessi
muoversi liberi tra le arterie e i polmoni
disegnando curve, condotti incerti e confusi
tra le pieghe dei fianchi e nella pelle
in un baratro che non li vede
è come se li vedessi tornare.

Passeranno, e voi non li noterete, i miei passi
tra di noi v'è una lingua per la distanza le cui parole tutti ignorano tranne noi.