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Al-Muqàddasi - da "Ahsan Al-Taqàsim fi ma'rifat Al-Aqàlìm", X Secolo
(La miglior classificazione per la conoscenza delle regioni)
Traduzione di Francesco Gabrieli, 1967

Sappi che parecchi scienziati e visir hanno composto opere su questo argomento, ma la maggior parte se non la totalità dei loro scritti si fonda sul sentito dire; mentre nel nostro caso non c'è stato paese in cui non siano entrati, senza perciò trascurar di studiare ed esaminare [sui libri] quanto ci restò direttamente ignoto. Così questo nostro libro è venuto a formarsi di tre parti: una, ciò che direttamente abbiam visto, una seconda ciò che abbiamo udito da persone degne di fiducia, e una terza che è quanto abbiam trovato nei libri composti su questo ed altri argomenti. Non c'è stata biblioteca di re che io non abbia frequentata, non opere di una data setta che non abbia sfogliate, non credenze di una gente che non abbia conosciute; non gente devota con cui non mi sia mescolato, non sacri oratori cui non abbia assistito, sì da venire a capo di quanto desideravo su questo argomento. Con trentasei diversi nomi sono stato chiamato e apostrofato: gerosolimitano, palestinese, egiziano, maghrebino, khorasanio, faqìh, sufi, santo, devoto, asceta, viaggiatore, cartolaio, ecc. ecc., per i diversi paesi in cui mi son fermato, e i diversi luoghi che ho visitato. Non c'è avventura che capiti a un viaggiatore che io non abbia largamente provata, fuorché il mendicare e il commettere grave peccato: ho fatto il faqìh e il maestro di scuola, l'asceta e il devoto, ho dato lezioni di diritto e di belle lettere, ho predicato sui pulpiti, ho fatto il muèzzin sui minareti, l'imàm nelle moschee, il concionatore nelle moschee cattedrali; ho frequentato le scuole, fatta propaganda nelle assemblee, parlato nei salotti; ho mangiato la «harisa» con i sufi, la zuppa con i cenobiti, la polenta coi marinai; sono stato cacciato via la notte dalle moschee, ho percorso le steppe, errato nei deserti. Ora ho praticato sincera astinenza, ora ho consumato ostensibilmente cibi proibiti. Mi sono accompagnato agli asceti del Libano, e sono stato in compagnia dei potenti sovrani; ho posseduto schiavi, e ho portato la cesta sul capo. Sono stato più volte a un pelo dall'annegare, ho subito assalti di predoni, ho servito i cadi e i grandi, ho parlato ai sultani e ai visir; mi sono accompagnato per le vie ai malviventi, ho venduto la mercanzia sui mercati, sono stato tenuto in prigione, preso per spia. Ho visto la guerra dei Rum con le galere, ho sentito il notturno battere dei batacchi di chiesa, ho rilegato volumi per mercede, ho comprato acqua a caro prezzo, ho camminato tra il vento torrido e le nevi... E tutto questo abbiam detto perché il lettore del nostro libro sappia che non l'abbiam composto a vanvera, né digesto per interposta persona, e sappia distinguerlo dagli altri. Quanta differenza tra chi ha sofferto tutte queste traversie, e chi ha composto la sua opera nell'agio, sul sentito dire! Ho speso in questi viaggi più di diecimila dirham, oltre alle negligenze in cose della Legge Sacra che si sono insinuate in me: non c'è stata larghezza concessa da una delle scuole rituali di cui non abbia fatto uso... solo senza mai uscire dai precetti dei capiscuola, né ma ritardare la preghiera canonica oltre il suo tempo prescritto.