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- Le voci di Marrakech C'è aroma nei suk, e freschezza,
e varietà di colori. L'odore, che è sempre piacevole, cambia
a poco a poco seconda la natura delle merci. Non esistono nomi, né insegne,
e neppure vetrine. Tutto ciò che si vende è in esposizione.
Non si sa mai quanto costeranno gli oggetti, né essi hanno infilzati
i cartellini dei prezzi, né i prezzi sono fissi. In questa
esibizione c'è molto orgoglio. Vi fanno vedere che cosa
sono capaci di produrre, ma anche quanto hanno prodotto. È come
se le borse stesse fossero consapevoli di rappresentare la ricchezza,
e si mettessero in bella mostra agli occhi dei passanti. Non ci stupiremmo
se esse, tutte le borse insieme, cominciassero ad un tratto a muoversi
ritmicamente, e ci rivelassero, in una pittoresca e orgiastica danza,
la grande seduzione di cui sono capaci. È
sorprendente la dignità che acquistano in tal modo questi oggetti
fabbricati dall'uomo. Non tutti sono belli, sempre di più s'intrufola
tra loro robaccia di dubbia provenienza, fatta a macchina e importata
dalle regioni del Nord. Ma il modo in cui sono presentati è ancora
quello di una volta. Accanto alle botteghe dove si vende soltanto, ce
ne sono molte altre davanti alle quali si può osservare come gli
oggetti vengono fabbricati. Così l'osservatore vede sin dall'inizio
come si fanno le cose, e questo lo mette di buon umore. Perché fa
parte del nostro desolante modo di vivere moderno l'esser costretti a
ricevere in casa ogni cosa bell'e fatta, pronta per l'uso, come uscita
da magici e orribili congegni. Qui, invece, è possibile vedere
il cordaio intento alacremente al suo lavoro, e appesa accanto a lui
la provvista di corde già ultimate. In minuscole botteghe schiere
di ragazzini lavorano al tornio, sei o sette alla volta, mentre alcuni
giovanotti, con i pezzi di legno che man mano preparano i ragazzini,
mettono insieme dei bassi tavolinetti. La lana, di cui ammiriamo i colori
luminosi, viene tinta sotto i nostri occhi, e ovunque se ne stanno seduti
in circolo dei ragazzini che sferruzzano berretti con graziosi motivi
di vari colori. Ad una mente ingenua appare incomprensibile perché mai la gente si rivolga ad un certo commerciante di cuoio marocchino, proprio a quello, dal momento che lì accanto ce ne sono altri venti e che la loro merce quasi non si distingue dalla sua. Si può benissimo andare da uno all'altro e poi tornare dal primo. All'inizio nessuno sa mai con certezza in quale bottega farà i suoi acquisti. Persino chi avesse deciso di sceglierne una tra le tante, avrebbe in seguito moltissime occasioni per cambiare idea. Il passante che cammina all'esterno
non trova niente che lo separi dalla merce, né porte né vetrine. Non lo disturba e non lo angustia il fatto di non conoscere con esattezza il loro valore. Perché egli lo tiene segreto e nessuno lo saprà mai. Questo conferisce alla contrattazione una nota appassionante e misteriosa. Solo lui può sapere quanto ci siamo avvicinati al suo segreto, ed è sempre all'erta, pronto a parare ogni colpo con destrezza, così che la distanza che protegge il valore non sia mai messa in pericolo. Per il compratore è una questione d'onore non lasciarsi imbrogliare, anche se l'impresa non è facile, perché egli brancola sempre nel buio. Nei paesi in cui vige la morale del prezzo, e perciò dominano i prezzi fissi, comprare qualcosa non è certo un'arte. Qualsiasi imbecille riesce a trovare le cose di cui ha bisogno, qualsiasi imbecille, purché sappia leggere i numeri, è in grado di non farsi abbindolare. Nei suk invece il prezzo che viene detto
per primo è un enigma
inafferrabile. Nessuno lo conosce in anticipo, neppure il commerciante,
perché di prezzi ce ne sono moltissimi, a seconda delle circostanze.
Ciascuno di essi si riferisce ad una situazione diversa, a un cliente
diverso, a un diverso momento della giornata, a un diverso giorno della
settimana. Ci sono prezzi per singoli oggetti e altri per due o più articoli
insieme. Ci sono prezzi per stranieri che si fermano in città un
giorno soltanto, e altri per stranieri che vivono qui già da tre
settimane. Ci sono prezzi per i poveri e prezzi per i ricchi, e i più alti
sono naturalmente quelli per i poveri. Vien da pensare che ci siano più varietà di
prezzi che varietà di uomini nel mondo. È gradito che il viavai delle trattative duri una piccola, sostanziosa eternità. Il negoziante si rallegra del tempo che ci concediamo per fare i nostri acquisti. Gli argomenti che mirano alla resa dell'interlocutore han da essere tirati per i capelli, ingarbugliati, insistenti ed eccitanti. Si può essere eloquenti o dignitosi, ma meglio le due cose assieme. La dignità serve a dimostrarsi l'un l'altro che non si dà troppa importanza al comprare e al vendere. L'eloquenza serve ad ammorbidire la risolutezza dell'avversario. Ci sono argomenti che suscitano scherno e nient'altro, altri invece che vanno dritti al cuore. Tutto bisogna tentare prima di cedere. Ma anche quando è giunto il momento di cedere, bisogna farlo all'improvviso e di sorpresa, così che l'avversario rimanga sgomento e ci offra l'opportunità di guardarlo dentro. Alcuni disarmano l'interlocutore con arroganza, altri affascinandolo. Ogni trucco è permesso, un cedimento dell'attenzione è inconcepibile. Nelle botteghe grandi abbastanza da poterci entrare e gironzolare, il venditore ha l'abitudine, prima di cedere, di consultarsi con un'altra persona. Questo altro, che se ne sta sullo sfondo con aria indifferente, come una specie di capo spirituale dei prezzi, compare sì sulla scena, ma non partecipa personalmente alla trattativa. Ci si rivolge a lui solo per consultarlo sulle ultime decisioni. Ed egli può, per così dire, autorizzare fantastiche variazioni del prezzo, anche contro la volontà del venditore. Ma poiché e' lui che lo fa, lui che non ha partecipato alla trattativa, nessuno ci ha rimesso nulla".
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