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< torna alla pagina Brani letterali sul Viaggio Paul Morand
- Della velocita' Prima di tutto, prodighi le sue cure alla lentezza, - raccomanda al capo dell'ufficio delle Comunicazioni, suo sottoposto, il direttore dell'UAT (Ufficio antituristico). Bisogna uccidere la velocità, questa assassina. Torcerle il collo, a questa forma attuale dell'eloquenza. I motori fanno rumore, come le persone che non hanno niente da dire. Dunque, amico mio, conto su di lei per restituirci una Francia vivibile, svuotare le cisterne di benzina, mettere sabbia nelle turbine, rompere il cemento delle aree d'atterraggio. In tre mesi bisogna diventare, con gli stranieri, più inospitali degli antichi cinesi e smetterla di trovare dei compatrioti dappertutto. Se la gente vuol recarsi da qualche parte, andrà a piedi, così vedrà le guglie di Chartres venirle incontro a poco a poco dal fondo della Beuce, al posto di esserci sopra in un decimo di secondo; si recherà a Fez saggiando il sentiero con il proprio bastone e non sarà più al bar dell'albergo poche decine di minuti dopo aver lasciato, il bar sottostante degli Invalides; non sarà informata su ogni cosa e ignorerà che Fez è a duecento chilometri nell'entroterra; continuerà a credere a Hugo e, con l'aiuto degli ottanta rematori della galéa capitana, andrà via mare da Fez a Catania! Non dimentichi di far incenerire le guide, le carte, i Baedeker. Voglio che nostra civiltà si difenda, al posto di andare a strizzar l'occhio a ogni angolo di strada, di correre, con la mano stesa, dietro al cliente; manca poco che si spedisca Versailles in Bolivia per evitare ai boliviani la fatica del viaggio. Avanti e faccia presto! - "Faccia presto!" Lei ama
ancora la velocità, signor direttore.
Ma non per gli altri! Non è una proiezione verso l'esterno, ma uno slancio astratto, vuoto come l'egoismo, che si nutre solo di se stesso. E' il ripiegamento supremo, la solitudine, la notte.
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