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alla pagina Brani letterali sul Viaggio
Theophile Gautier
- da "Jettatura", 1856
Gentilmente inviatoci da una nostra amica
Pompei, la città morta, non si
sveglia al mattino come le città vive, e sebbene abbia scostato
per metà il lenzuolo di cenere che la copriva da tanti secoli,
anche quando la notte svanisce resta addormentata nel suo funebre giaciglio.
I turisti di tutte le nazioni che la visitano di giorno, a quell'ora
sono ancora nei loro letti, tutti rotti dalle fatiche delle loro escursioni,
e l'aurora, levandosi sulle macerie della città-mummia, non vi
rischiara un solo volto umano. Soltanto le lucertole, vibrando la coda,
si arrampicano lungo i muri, scattano sui mosaici sconnessi, senza preoccuparsi
del cave canem inscritto sulla soglia delle case deserte, e salutano
gioiosamente i primi raggi di sole. Sono gli abitanti che si sono succeduti
agli antichi cittadini, e sembra che Pompei sia stata esumata soltanto
per loro.
È
uno strano spettacolo vedere alla luce azzurra e rosata del mattino questo
cadavere di città colta nel bel mezzo dei suoi piaceri, dei suoi
lavori e della sua civiltà, e che non ha subito la lenta dissoluzione
delle comuni rovine; si è portati involontariamente a pensare
che i proprietari di queste case conservate nei loro minimi particolari
stiano per uscire dalle loro dimore con le loro vesti greche o romane;
che i carri, i cui solchi si scorgono sulle lastre del selciato, si rimettano
a circolare; che i bevitori entrino in queste terme dove l'impronta delle
tazze è ancora impressa sul marmo dei banconi. Si cammina come
in un sogno immerso nel passato; si legge, a caratteri rossi, all'angolo
delle strade, la locandina dello spettacolo del giorno! sennonché il
giorno è passato da diciassette secoli.
Al chiarore incipiente dell'alba, le danzatrici dipinte sui muri sembrano
agitare i loro crotali, e con la punta dei loro piedi bianchi sollevare
come in una schiuma rosa il lembo del loro drappeggio, credendo probabilmente
che i lampadari si riaccendano per le orge del triclinio; le Veneri,
i Satiri,
le figure eroiche o grottesche, animate da un raggio, tentano di sostituire
gli abitanti scomparsi, e di dare alla città morta una popolazione
dipinta.
Le ombre colorate fremono lungo le pareti, e la mente può concedersi
per qualche minuto l'illusione di un'antica fantasmagoria.
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