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Il vino campano e l'economia solidale
E’ una questione di qualità…un brindisi al ben-essere!

Il nettare di Bacco, prodotto dall’indiscutibile valore evocativo e simbolico, ancor prima che una bevanda, è da millenni un emblema di cultura e civiltà.
Il vino, per di più, possiede la prerogativa di conservare anche nell’immaginario collettivo un legame d’identificazione con il terroir, una connessione, questa, persa per la maggior parte dei prodotti alimentari di cui il consumatore ignora generalmente l’origine.
Le enormi potenzialità comunicative di una bottiglia di vino, messaggero nobile, credibile e gradito, ovviamente, non sono sfuggite ai professionisti (e non) del marketing aziendale e territoriale, che fanno leva sui virtuosismi del binomio vino-territorio per appropriarsi di un nuovo strumento di “colonizzazione dell’immaginario” , veicolando, non di rado, una monocoltura pregna di una ruralità edulcorata e asservita a miti urbani dissipativi di valori e relazioni.
La carica relazionale e festosa, il richiamo al convivio, alla giovialità, al dono e all’ospitalità proprie del vino, all’opposto, fanno del nettare di Bacco un bene naturalmente vocato ad essere un testimonial della “critica alla ragione utilitaria” ; un messaggero, dunque, dei nuovi paradigmi emergenti che si ritrovano nel rifiuto dell’atomismo sociale, proprio del cosiddetto Pensiero unico, e nella proposizione di un’unità di analisi centrata non sull’individuo, ma sulla relazione.
Il vino, che da secoli continua a connettere civiltà e popoli potrebbe, pertanto, diventare una chiave di lettura di nuovo modo d'intendere il "ben-essere" secondo quanto proposto dall’economia solidale nel suo sforzo di modellare le attività economiche in base ai rilievi delle persone e non del capitale. Questo tentativo di sostituire il mito ipocrita dello sviluppo sostenibile con l'ideale di una società in «decrescita conviviale» (secondo un'espressione di Ivan Illich ), tuttavia, non è da intendersi come un richiamo all’austerità, ma anzi è il recupero di una dimensione che, non a caso, Latouche considera «dionisiaca»!

Monica Caggiano
Ricercatrice, Laboratorio di Economia Solidale