Evitammo di utilizzare la parola turismo nel titolo non perché ritenessimo il turismo, inteso come possibile mercificazione del nobile concetto del viaggiare, un fenomeno intrinsecamente negativo o fonte esclusiva di conflitti. Una differenza, tuttavia, esiste ed è giusto riconoscerla. È forse più corretto affermare che il turismo ha bisogno di pace. E che non tutte le sue forme, purtroppo, favoriscono automaticamente il dialogo tra i popoli, lo scambio culturale, la tolleranza o la costruzione di relazioni pacifiche. Esistono pratiche turistiche che producono distanza, consumo superficiale e squilibri, così come ve ne sono altre capaci di generare incontro, comprensione e rispetto reciproco.

 

In quel contesto abbiamo scelto di raccontare proprio questi ultimi: i molti modi di viaggiare e di fare turismo che possono diventare strumenti di dialogo e di pace. Una scelta consapevole, che nasce dalla convinzione che, pur con tutti i suoi limiti, il turismo resti sempre un’alternativa preferibile ad altre industrie, come quella bellica, e che possa ancora essere orientato verso orizzonti più giusti e umani.

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