Articolo di Angela Masi
La scorsa settimana ho partecipato all’evento del progetto Destination Emploi, promosso da AVSI Foundation e finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), in rappresentanza de Il Vagabondo e con un team legato ad AITR – la Fondazione Italiana Turismo Responsabile di cui facciamo parte.
Il progetto lavora in quattro governatorati tunisini: Jendouba, Médenine, Monastir e Tozeur, con un obiettivo che ci appartiene profondamente: rafforzare la formazione professionale e l’occupabilità dei giovani nel settore del turismo sostenibile. Non un turismo calato dall’alto, ma uno sviluppato a partire dalle risorse, dalle culture e dalle comunità locali. Esattamente quello in cui crediamo da oltre 25 anni.
Il consorzio che anima il progetto, costituito da AVSI, Oxfam Italia, Oxfam Novib, ha costruito un impianto solido, articolato in tre assi: il rafforzamento dell’offerta formativa nelle scuole di formazione turistica, la promozione dell’impiego e dell’autoimpiego per i giovani a rischio di marginalizzazione, e il coordinamento tra istituzioni e attori locali per promuovere un turismo davvero innovativo e sostenibile. AITR è coinvolta come partner internazionale insieme alla LUISS, a portare un pezzo di visione italiana del turismo responsabile dentro un percorso che guarda al Mediterraneo come a uno spazio comune.
I numeri fanno capire la portata: 184 insegnanti formati, 180 studenti coinvolti in percorsi innovativi, 120 giovani in transizione verso il lavoro, 40 piccole imprese e startup di cui il 70% guidate da donne, 20 giovani che parteciperanno a un programma di mobilità internazionale tra Italia e Tunisia. E ancora: guide locali, agenzie di viaggio, scuole. Un ecosistema intero, messo in moto.
Quello che mi ha colpito di più, però, non sono i numeri. È la direzione. Il progetto non punta a esportare un modello di turismo, ma ad attivare le energie che esistono già in quei territori e a metterle in valore in modo dignitoso, sostenibile, duraturo. Inoltre, mi ha colpito la forte partecipazione ai tavoli, cosa ora qui spesso faticosa da fare, e una presenza improntante di donne.
Sono stata relatrice al panel legato alla governance e al fare rete, elementi necessari per una destinazione che mette al centro equilibrio, sostenibilità e BuonTurismo…perché il turismo va governato.
Riteniamo che il Mediterraneo non è solo una via di mezzo tra nord e sud: può essere uno spazio di pratiche condivise, di apprendimento reciproco, di costruzione comune di un’idea diversa di viaggio.
Ritorno a casa con nuovi contatti, nuove idee e, soprattutto, la conferma che il turismo responsabile è una scelta politica oltre che etica. Una scelta che si fa tutti i giorni, anche quando si siede a un tavolo a Tunisi a parlare di competenze, formazione e opportunità per i giovani.











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