Oggi, 22 aprile, è la Giornata della Terra. Il manifesto Our Power, Our Planet non è una semplice dichiarazione d’intenti: è un invito a riconoscere che il cambiamento parte da chi abita i territori, li conosce, ci lavora ogni giorno. Il potere di trasformare il presente è collettivo e radicato nel locale.

In questo scenario, il turismo non è un settore secondario. È uno degli ambiti in cui la tensione tra sfruttamento e cura del territorio si manifesta con più evidenza e dove le scelte di pianificazione fanno davvero la differenza.

Quando si parla di turismo sostenibile, il primo riflesso è ambientale: ridurre le emissioni, limitare l’impatto, proteggere i paesaggi. Tutto giusto. Ma ridurre la sostenibilità alla sola dimensione ecologica è un errore che costa caro.

Già nel 1995, la Carta di Lanzarote, adottata dall’ONU, identificava tre pilastri inscindibili per le destinazioni turistiche: ambiente, economia e aspetti socio-culturali. Un turismo che preserva i paesaggi ma impoverisce le comunità locali non è sostenibile. Così come non lo è un turismo che genera reddito a breve termine distruggendo l’identità e il tessuto sociale di un luogo.

Questa visione integrata è ancora oggi più dichiarata che praticata. Eppure è l’unica che abbia senso perché, come ricorda spesso chi lavora seriamente su questi temi, il turismo o è sostenibile, o non ha senso parlare di pianificazione.

Il Vagabondo, con BuonTurismo, lavora ogni giorno per tradurre questa visione in strumenti concreti. Ne è un esempio il percorso che Sergio Fadini e Angela Masi stanno portando avanti in questi mesi: la realizzazione del Piano del Turismo del Comune di Cassano delle Murge (BA), dopo esperienze simili a Castellaneta (TA), Ginosa (TA) e nell’Alta Murgia.

Un piano del turismo sostenibile, con il metodo di Fadini e Masi, non comincia dai numeri o, almeno, non si ferma a loro. Prima si studia il contesto territoriale nei suoi tre pilastri: ambiente, economia, dimensione socio-culturale. Poi si incrociano i dati con la realtà che i dati ufficiali spesso non riescono a raccontare per intero.

Ed è qui che entra in gioco la parte forse più delicata e più preziosa del lavoro: il coinvolgimento degli operatori e delle associazioni locali. Attraverso tecniche di facilitazione sviluppate e affinate nel tempo, a partire dal Piano per l’ospitalità sostenibile dell’Alta Murgia, si creano spazi di confronto in cui chi vive il territorio aiuta a co-progettare il piano.

Lo slogan di questa Giornata della Terra: “Our Power, Our Planet” ha molto da dire anche al turismo. Il potere di costruire un modello di sviluppo diverso non sta solo nelle grandi politiche nazionali o negli accordi internazionali: sta anche nelle scelte di un Comune che decide di pianificare con lungimiranza, in un gruppo di operatori locali che si siedono attorno a un tavolo e iniziano a immaginare insieme il futuro della propria destinazione.

Il lavoro che facciamo nei territori, in Puglia come altrove, è un lavoro di semina lenta. Non porta risultati immediati. Ma ogni piano costruito con metodo, partecipazione e visione a lungo termine è un atto concreto di cura per il pianeta che abitiamo.

Buona Giornata della Terra.

Tratto dall’articolo di Sergio Fadini: Scrivere un Piano per un turismo sostenibile

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